Lo studio della Bibbia ha sempre occupato un posto centrale nella vita della Chiesa e, negli ultimi decenni, è stato continuamente valorizzato dal Magistero. Non si tratta soltanto di leggere un testo antico, ma di entrare nel cuore della Rivelazione, comprendendo come essa illumini la vita della comunità cristiana e offra ponti di dialogo con le altre religioni.
1. La Bibbia al centro della vita della Chiesa
Il Concilio Vaticano II, con la costituzione Dei Verbum (1965), ha riaffermato con forza che «la Sacra Scrittura deve essere per la teologia come l’anima, e al tempo stesso la forza della predicazione ecclesiastica»¹. Questo principio ha segnato una svolta, spingendo i fedeli e gli studiosi a riscoprire la centralità della Parola di Dio non solo nella liturgia, ma anche nella catechesi, nella ricerca teologica e nella spiritualità quotidiana.
2. Le indicazioni più recenti
Nel 2010, Benedetto XVI ha pubblicato l’esortazione apostolica Verbum Domini, dove ribadisce che «la Parola di Dio deve essere il cuore di ogni attività ecclesiale»². Francesco ha poi rilanciato questa prospettiva istituendo nel 2019 la Domenica della Parola di Dio, da celebrarsi ogni anno la terza domenica del Tempo Ordinario, come occasione per «riscoprire l’inestimabile valore che la Parola di Dio occupa nella vita della Chiesa e di ogni credente»³.
3. La Bibbia come spazio di dialogo
Lo studio biblico non riguarda soltanto i cristiani. Le Scritture ebraiche, condivise con l’ebraismo, e il riferimento alla figura di Gesù presente anche nell’islam, aprono vie di confronto con le grandi religioni monoteiste. Giovanni Paolo II, nella dichiarazione Nostra Aetate (1965), ha sottolineato che «la Chiesa scruta il mistero del suo legame con il popolo dell’Antica Alleanza»⁴ e riconosce nelle altre tradizioni religiose «un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini»⁵.
4. Il compito degli studi filologici e storici
Studiare la Bibbia alla luce delle lingue originali (ebraico, aramaico, greco), delle fonti storiche e delle tradizioni interpretative permette di entrare con maggiore profondità nel testo sacro. L’approccio filologico non contraddice la fede, ma la sostiene, aiutando a comprendere meglio i contesti, i generi letterari e i messaggi teologici.
📑 Note
- Concilio Vaticano II, Dei Verbum, n. 24.
- Benedetto XVI, Esort. ap. postsinodale Verbum Domini, n. 1.
- Francesco, Lettera Aperuit illis (30 settembre 2019), n. 3.
- Concilio Vaticano II, Dich. Nostra Aetate, n. 4.
- Ivi, n. 2.

